Racconti di laguna: Maria Ghin.

Nella foto la professoressa Maria Teresa Corso


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La Maria Ghin era una donna di Piazza Artico, sarta, classe 1904. Aveva avuto da Leone, suo marito tre maschi e una femmina che, appena raggiunta la maggiore etAi?? se nai??i??erano andati in Francia a cercare fortuna o in Svizzera. Mi racconta che lei da giovane invece andava a pescare con le sue amiche, quindi se facciamo un conto, eravamo subito dopo la prima guerra mondiale. Agli inizi del Nocevento nellai??i??isola di San Piero, vicina allai??i??abitato anche le donne andavano a pescare: chi palmolAi??, chi a gransi, chi a caparossoli. Lai??i??isola era famosa tra le giovani soprattutto perchAi?? lai??i??acqua del canale che scorreva era limpidissima ed aveva la proprietAi?? di guarire alcune malattie: si andava lAi?? per guarire una piaga o una malattia della pelle. Per andarci bastava chiedere ad un batelante e cai??i??erano piA? barche che facevano questo servizio al costo di una palanca. Lai??i??acqua era molto limpida e le correnti che circondavano lai??i??isola la rendevano cosAi?? chiara e pulita che erano numerose le donne, diverse le richieste di trasporto per potersi bagnare le ferite, le bolle dovute ad eritema o qualche altra malattia. Ed erano sicure di guarire. Lai??i??isola era molto grande, cai??i??erano tre alberi enormi, qualche anziano allora diceva che tempo prima ne aveva contati dodici, e ai piedi di uno di questi vi era una grande buca, un bunker, dice Maria Ghin e per scendervi cai??i??erano dei gradini in pietra. La vegetazione perA? era molto fitta e, assieme alle compagne Maria Ghin non si era mai azzardata a scenderli. Provo a dire a Maria che anticamente tutta la laguna faceva parte di una grande foresta e che lAi?? a San Piero nel XVI secolo cai??i??erano una chiesa intitolata al Santo. Le altre amiche erano la Maria Angiara, la Maria Lola e tutte andavano a palmolAi??, pescare con lai??i??uso della mano. Si partiva alle tre del mattino, dice Maria Ghin con la batela a due remi, una di noi vogava. Qi?i??asi sempre facevamo vogare la Maria Lola, perchAi?? noi con una scusa o con unai??i??altra sapevamo intrappolare la sua buona volontAi??. E lei di rimando: brute antipaticheai??i?? sempre mi, sempre mi, a vogAi??. E si cantava, si cantava, quanto si cantava! E dire che avevamo tanta fame! Ognuna di noi portava con sAi?? un pezzo di polenta, qualchi passarin della sera prima e chi non aveva niente si accontentava di ciA? che ognuna poteva offrire. Sul luogo la secca era giAi?? arrivata e noi andavamo camminando da terra verso il canale, lasciando volutamente le impronte, entro le quali i passarini si sarebbero andati a nascondere quando sopraggiungeva lai??i??alta marea. E noi, saremmo state lAi?? a prenderli come si poteva, anche per la coda. Una volta tre guardie di Finanza ci avevano seguito perchAi?? credevano che noi con gonne tirate su e legate con lo spago alla cintura facessimo contrabbando di sigarette. Ma quando si sono avvicinati capirono. E allora un finanziere, a cui piaceva tanto disegnare, mi ha fatto stare con il passarin in mano tanto tempo perchAi?? voleva copiarlo. Dai??i??estate, quando cadeva la festa di San Piero (29/6) andavamo tutti sullai??i??isola a fare una scampagnata. Tutti nel senso i giovani che cercavano di accompagnarsi a qualche bella ragazza. CosAi?? nellai??i??isola nascevano anche le prime amicizie, i primi morositi. CosAi?? passarono gli anni. Sono andata a pescare fino a quando ho partorito i primi tre figli, racconta Maria Ghin, perchAi?? dopo avevo paura di lasciarli soli. La nostra casa non aveva inferriate e loro avrebbero potuto arrampicarsi sulle finestre, andare a cavalcioni e cadere dal balcone. No, no. Meglio cosAi??. Del resto, noi a casa nostra non abbiamo mai sofferto la fame. La casa dove abitiamo ha una sua storia. Un tempo era un magazzino, non cai??i??era la cucina che abbiamo fatto costruire noi. Ma senti che ti racconto dallai??i??inizio. Mio marito, Leone, era rimasto senza lavoro, disoccupato. A quel tempo andava a lavorare a Torviscosa. Allora gli avevano proposto: Se vuoi andare a lavorare in Africa, in Libia dove si costruiscono scuoleai??i??.Eravamo come capisci nel periodo del Ventennio. E lui andA?, proprio nel momento in cui infuriava la guerra. Avevamo tanta paura che non tornasse piA? indietroai??i??Ma quando A? arrivato a casa ci portA? mille lire e con le altre mille che il governo ci aveva dato per la nascita di un figlio ci siamo comprati questa casa che ne valeva piA? di duemilaai??i??.In dialetto maranese La Maria Ghin gera una dona de Piassa Artico, sarta, classe 1904. La veva vesto da so marAi??o, Leon, tre fioi e una fiola, che, pena fati i ani i ze ai???ndai a l estero: chi in Francia, chi in Svissera. La me conta che ela invesse da zovene la ze ai???ndada a pescAi?? coai??i?? le so amiche, alora se femo un conto, saremo stai subito dopo la prima guera mondial.Ai primi del Novessento inte l isola de San Piero, tacada quasi ala terraferma, anca le done le ai???ndeva a pescAi??: chi palmolAi??, chi a gransi, chi a caparossoli. Lai??i??isola la gera famosa tra le zovene, soraduto parchA? lai??i??acqua del canal che la scoreva la gera ciara ciara e la veva la bontAi??e de guarAi?? tante malatAi??e: se andeva lAi?? par guarAi?? na piaga opur la malatia dela pele.Par andAi?? lAi?? basteva domandAi?? ad un batelante e gera diverse batele che le feva sto servissio par una palanca. Lai??i??acqua la gera tanta ciara e la corentAi??a che sircondeva lai??i??isola la rendeva cussAi?? ciara e pulita che gera tante done che le veva bisogno, tante richieste de trasporto par podesse bagnAi?? le ferAi??e opur le piaghe dovoste a qualchi eritema o altra malatia. E le gera sicure de guarAi??.Lai??i??isola la gera tanta granda, gera tre albri grandi, qualchi ansian diseva che tempi prima el ne veva contai dodese, e ai pAi??e de un de quisti albri gera una buza granda, come un bunker, dizi Maria Ghin e par andAi?? zo, gera dei scalini de piera. El verde perA? el gera fisso e insieme ale compagne Maria Ghin non la veva mai pensA? de ai???ndAi?? lAi?? zo. Provo a dighe a Maria che un tempo duto elpalA?o el feva parte de una foresta granda. E lAi?? a San Piero in tel SInquesento gera una ciesa intitolada al Santo.Le altre amighe gera la Maria Angiara, la Maria Lola e dute le andeva a palmolAi??, a pesca coai??i?? la man. Se partiva ale tre dela matina, dizi Maria Ghin coai??i?? la batela a do rimi, una de nantre la vogheva. Squasi sempre fevomo vogAi?? la Maria Lola, parchA? nantre coai??i?? na scusa o coAi?? nai??i??altra savevomo ciapAi?? la so bona volontAi??e. E ela de rimando: Brute antipaticheai??i??.Sempre mi, sempre mi, a vogAi??. E se canteva, se canteva..oh tanto che se canteva. E dAi?? che vevomo tanta fame!Ognuna de nantre la porteva un toco de polenta, qualchi passarin de la sera prima e chi che no veva niente se contenteva de quel che ogniuna podeva ofrAi??.Sul liogo la seca la gera za rivada e nantre andevomo caminando da tera verso el canal, lassando de proposito le sapigne, in quele che i passarini i sarissi andai a scondese, quando che riveva la colma. E nantre sarissimo stAi??e lAi?? a ciapali come che se podeva, anca pa la coa.Na volta tre guardie de finansa le ne gera vignA?e drAi??o, parchA? le credeva che nantre coai??i?? le cotole tirae su e ligae col spago in tela sinturia fissimo contrabando de sigarete. Ma co i ze vignui colo i ga capAi??o. E alora un finansier chai??i??el veva tanto piasser de disegnAi?? quela volta el me veva fato sta tanto tempo co un passarin in man par copialo.Dai??i??istAi??e quando che gera la festa de San Piero (29/6) ai???ndevomo duti su l isola a fa na scampagnata. Duti, in tel senso che gra i zuvini che i sercheva de compagnasse con qualchi bela fiola. CussAi?? in te lai??i??isola nasseva anca le prime amicissie, i primi morositi. E cussAi?? ze passA? i aniai??i??Son andada a pescAi?? fin quando che go partorAi??o i primi tre fioi, dizi Maria Ghin, parchA? dopo vevo paura de lassali sui. La nostra casa no la veva inferiate e luri i varissi podesto rampigasse , ai???ndAi?? a caval sul barcon e cascAi?? zo. No, no. Mejo cussAi??. Del resto, nantre a casa no vemo mai soferto la fame.La casa dove che stemo la ga na so storia. Tanto tempo fa la gera un magazin, no gera la cuzina che vemo fato costruAi?? nantre. Ma sinti che te conto dal prinsipio. Me marAi??o, Leon, el gera restA? sensa lavor, disocupA?. Lu el nai??i??deva a lavorAi?? a Torviscosa. Alora i ghe veva propognA?o: Se te vol andAi?? a lavorAi?? in Africa, in Libia dove che se sta costruendo scoleai??i??.geromo, come che te capissi in tel Ventennio. E lu el ze andA? proprio in tel momento che scopieva la ghera. Vevomo tanta paura che nol tornissi indrAi??oai??i??Ma coai??i?? el ze rivA? a casa el ne ga portA? mile franchi e co i altri mile che el governo el ne veva do par la nassita del fio se vemo comprA? sta casa che la valeva piA? de domileai??i??A cura di Maria Teresa Corso

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